ROSSOFORTE 2024, DOPO UN PAZIENTE LAVORO DI AFFINAMENTO ECCO IL NOSTRO GAGLIOPPO DELLE MARCHE

Il Gaglioppo ha origini antiche. Un lungo lavoro di recupero delle vecchie viti, un nuovo impianto e una ricerca durata anni hanno dato vita a questo vino, unico ed esclusivo.

 

È una vera sfida questo Gaglioppo. Massimo e Michela Ciscato arrivano nelle Marche e, fin da subito, spinti anche dall’energia dell’amico Felice, decidono che faranno vino. Cercano qualcosa di diverso, ma profondamente legato al territorio. È il vicino di casa a suggerire loro una strada insolita: «Volete vedere come si coltivava l’uva una volta?».

Mostra alcune vecchie piante malandate che si arrampicano sugli alberi di acacia o di sorgo: un’uva bianca simile al Trebbiano, il Pergolo, e un’uva rossa, il Gaglioppo. Una varietà che, racconta, era presente da sempre ma poco utilizzata: «Produceva poco, ma quel poco era buonissimo. Poi abbiamo smesso di raccoglierla». Aggiunge che l’Università di Ancona e l’ASSAM l’hanno studiata e riprodotta.

Da qui inizia l’avventura. La ricerca li porta alla Vivai Cooperativa Rauscedo, che riproduce per loro alcune migliaia di piante. Il progetto prende forma.

Non stupisce, però, che nell’antichità il Gaglioppo si sia diffuso anche qui. Le sue origini sono quasi certamente greche e le similitudini con l’omonimo calabrese sono evidenti: colore scarico, rubino con riflessi granati, tannini presenti, note di frutta rossa matura, liquirizia e spezie.

Con gli anni di studio e di prove, il vino evolve. Alcune tecniche vengono abbandonate, altre introdotte: si sperimentano i legni, si lasciano gli appassimenti. È un continuo dare e togliere. L’obiettivo è chiaro: creare un vino di grande espressione aromatica, con tannini presenti ma levigati e una grande bevibilità. Rossoforte 24 è l’espressione più compiuta di questa visione.

Fermentazione a freddo per circa 24 giorni, seguita da affinamento in barrique di rovere francese della Borgogna, con legni selezionati nella foresta del Châtillonnais, una delle aree forestali più prestigiose di Francia per il rovere da botte.
Il legno si integra perfettamente nel Rossoforte, preservando l’integrità del frutto e apportando una delicata speziatura, note floreali e una vaniglia di grande eleganza.

 

“Siamo convinti che sia un vino destinato a fare molta strada: oggi è un ragazzo con grande stoffa”.
Alcuni clienti lo hanno assaggiato direttamente dalla botte e hanno scelto di attendere l’imbottigliamento della nuova annata, una grande soddisfazione.
I numeri, come sempre, sono contenuti: solo 1.100 bottiglie. In futuro la cantina ha grandi progetti e le quantità sono destinate a crescere, ma senza eccessi, con l’obiettivo di mantenere intatto il proprio carattere artigianale e una produzione fortemente orientata alla qualità.
Infine, la scelta dei tappi ArdeaSeal per tutte le nostre linee, un tappo di elevata qualità tecnica in cui l’azienda crede fin dall’annata 2019.

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